In Europa si parla di turismo internazionale del vino dal 2009, con la IWTC; negli Stati Uniti il DTC Wine Symposium celebrerà a Gennaio 2025 la sua 18esima edizione.
Con il consueto ritardo che ci caratterizza, a 2024 inoltrato, pare che l’ “hospitality” stia finalmente entrando nell’agenda delle priorità delle aziende vitivinicole italiane. “Era ora!”, dice la professionista che è in me, che ha iniziato a parlare di accoglienza in cantina nel 2013. “Attenzione!” dice la stessa persona “perché la narrazione “istituzionale” attorno all’enoturismo, all’ospitalità e alla vendita diretta sta prendendo una brutta piega”
Succede spesso così: quando, nei momenti di crisi un settore cerca nuove vie, le istituzioni e i grandi protagonisti di quel comparto si ergono a paladini dell’innovazione, indicano le nuove, buone pratiche, quasi a voler tratteggiare la rotta giusta da seguire per avere successo in mari inesplorati.
Certamente fra i compiti delle istituzioni ed i ruoli delle grandi aziende c’è quello di ispirare, ma le piccole e medie imprese non devono cadere nel tranello del “o come dicono loro o niente”. A volte, infatti, una certa narrazione del “nuovo” non fa altro che allontanare le piccole realtà dall’innovazione, perché se ci si paragona ai “big” si finisce per non sentirsi all’altezza o nelle condizioni – economiche, finanziarie, di personale, di conoscenza – per percorrere le loro stesse strade.
È quello che sta accadendo anche a molte medio-piccole cantine in fatto di enoturismo, come ha dimostrato un mio recente sondaggio. Alla domanda “Cosa ti manca per fare dell’ enoturismo, l’ hospitality e la vendita diretta un centro di profitto strutturato per la tua cantina?” il 60% delle aziende ha risposto “una struttura adatta”, il 20% “tempo, risorse e formazione” ed il rimanente 20% “capirne utilità e profitti”.
Ebbene, con dieci anni di esperienza diretta ed indiretta nel Wine Hospitality Management, posso dirti con assoluta certezza che nessuna delle risposte selezionabili nel sondaggio (ce n’era anche una quarta, che si rifaceva alla mancanza di appeal turistico del territorio in cui l’azienda si trova) rappresenta un reale ostacolo all’avvio di un’attività enoturistica di successo.
Siccome non è mia intenzione scrivere un romanzo oggi, tornerò sui dettagli nei prossimi due, tre articoli.
Se, nel frattempo, vuoi condividere le tue personali risposte alla domanda “Cosa ti manca per fare dell’ enoturismo, l’ hospitality e la vendita diretta un centro di profitto strutturato per la tua cantina?”, lo puoi fare nei commenti: non si sa mai che qualcunə possa prendere in castagna la consulente e dimostrare che esiste una cantina in cui l’accoglienza non si possa fare!