SI, VIAGGIARE!

Visto che dopo gli impegni fieristici di Aprile ora ci toccano le preoccupazioni e le fatiche in vigneto, tra temperature a caduta libera e precipitazioni nettamente sopra la media stagionale, oggi ti propongo un esercizio defaticante.

Lo puoi fare proprio qui, ora senza troppo impegno. Chiudi gli occhi e preparati a vivere i prossimi minuti nei panni di unə “te immaginariə“. Dove ti porta la mente? Australia? Giappone? Sud Africa? New York?

E’ Venerdì pomeriggio, sei uscitə dall’ufficio e ti prepari per una serata da amic3: le solite chiacchiere dopo una settimana impegnativa, qualcosa da stuzzicare e da bere.

“Meglio che mi fermi a prendere un paio di bottiglie – pensi – non voglio bere Diet Coke tutta le sera!”

Entri nell’enoteca all’angolo: ti piace perché ha il giusto numero di etichette; ne’ troppe da diventare dispersiva, ne’ così poche da risultare noiosa. Non sei unə espertə, ma il vino ti piace da sempre. Spulci fra le etichette delle bolle e, dopo qualche minuto, individui un paio di bottiglie che pensi possano fare al caso tuo. Procedi alla cassa e già immagini il primo commento degl3 ospit3 quando porgerai loro le due etichette: “Prosecco?”

Tranquillə: lə te immaginariə non avrà scelto due bottiglie di Prosecco! 🤪

Ma…ti sei mai chiestə quante probabilità ha il tuo vino di essere scelto in un’enoteca dall’altra parte del mondo? La domanda è semplice, ma la questione è tutto fuorché banale. Ti dirò di più: la domanda è talmente basica che, troppo spesso, non ce la poniamo nemmeno.

Eppure, mi è capitato anche molto di recente di vedere sfumare una vendita sul mercato danese perché l’etichetta del vino proposto rappresentava una criticità estrema agli occhi dell’importatore: aspetto della bottiglia non in linea col posizionamento del vino e mancanza di coerenza fra storia e filosofia aziendale e packaging.

E se lə te immaginariə non avesse scelto le due bottiglie in autonomia, ma avesse chiesto il supporto del personale dell’enoteca, quest’ultimo si sarebbe ricordato di te e dei tuoi vini? Te lo chiedo perché fare una prima vendita all’estero può essere anche relativamente semplice – se si hanno un po’ di tempo, denaro e continuità – ma è la fidelizzazione del cliente che ripaga i tuoi investimenti. E se credi che tu (od unə tuə collaboratorə) non potrai mai investire su almeno un viaggio all’anno dall’altra parte del mondo, credi veramente che la tua priorità sia aprire il mercato giapponese?

Con la storia del te immaginario potrei andare avanti (quasi) all’infinito, ma lo scopo di questo articolo non è certo dimostrarti le mie capacità di scrittura creativa (che, tra l’altro, sono particolarmente sviluppate 😅). Quello su cui vorrei farti riflettere è il fatto che con un basico lavoro di immedesimazione e poche, semplici domande puoi arrivare a riflettere in maniera approfondita su questioni di estremo rilievo strategico-gestionale. Questo aiuta a prendere decisioni consapevoli, ma soprattutto permette di definire percorsi di sviluppo a misura d’azienda. E meno l’azienda è strutturata, più la strada della crescita deve essere minuziosamente progettata.

E tu? Le domande “semplici semplici” te le poni?

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