“NORD SUD OVEST EST…

 

…e forse quel che cerco neanche c’è”: sublime “cit.”, per veri Millennials come me, che però mi pare rappresenti bene il “mood” attuale del nostro settore, indipendentemente dalle età anagrafiche.

Giuro, non intendo scrivere l’ennesimo contributo attorno alla recente fiera enologica tedesca, della quale si è scritto di tutto e di più (ndr. ma nulla che mi abbia sorpreso).

Eppure, pare che ancora ci vogliano migliaia di euro di investimento, mesi di preparazione, trasferte e grandi fatiche per farci “fermare” a riflettere sul grande cambiamento che il nostro settore sta attraversando. E no, non sono (solo) le guerre, (solo) l’inflazione galoppante, (solo) la rincorsa al salutismo ed alla sostenibilità che incidono sull’andamento delle fiere e dell’economia tutta.

Il mondo del vino sta virando verso un indefinito altrove, ma c’è ancora una resistenza diffusa al cambiamento; e con questo, non intendo dire che le cantine non stiano facendo nulla per fronteggiare la crisi del momento. Il punto è che ci ostiniamo a fare sempre le stesse cose; meglio, con più competenze, maggiori determinazione ed investimenti, ma le stesse cose che facevamo vent’anni fa. E questo non basta più; anzi, è controproducente.

Perché quello che i tempi odierni ci richiedono è una rivoluzione, un “punto e a capo“, un “dentro o fuori“, un “adesso o mai più“.

Per cambiamenti di questa portata, nessuno ha la bacchetta magica – no, nemmeno il guru di turno o il “super mega manager”.

Cambiamenti così richiedono di analizzare la nuova complessità che ci circonda, elaborarla per modulare una nostra personale exit-strategy dalla crisi; una strategia che non può più essere ego- o azienda-riferita, ma deve necessariamente essere costruita sull’ ascolto e la flessibilità.

E queste sono tutte ottime notizie, soprattuto per l3 artigian3 del vino, per le aziende di medio-piccole dimensioni. Fasi di così profondo cambiamento possono essere cavalcate non tanto con la forza dei grandi budget, ma con la forza delle persone. Al vino servono persone nuove: produttori nuovi – nuovi nell’atteggiamento e nella consapevolezza, non nell’età – collaboratori nuovi – il cui valore non si misura più nel numero di “importatori attivi” nel protfolio, ma in termini di competenze multidisciplinari, soft-skills e capacità di gestione della complessità – clienti nuovi – che non faranno più l’analisi sensoriale dei tuoi vini ma vorranno essere parte attiva dell’economia della tua azienda.

Difficile? Forse. Nuovo?

Sicuramente! Un suggerimento che ti posso dare è quello di prenderti il tempo (e l’aiuto) necessario per capire verso dove vuoi puntare la bussola del tuo business: dietro ai grandi cambiamenti, si celano sempre enormi opportunità. Basta “solo” capire quali vuoi cavalcare!

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